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Gen2018

Fotografia investigativa: l’apertura del diaframma

Oggi si parla di apertura del diaframma e di profondità di campo, concetti che in fotografia appaiono difficili da spiegare.

Cerchiamo allora, come sempre, di rendere i concetti comprensibili anche ai bambini.

Che cos’è il diaframma? Il diaframma è un elemento meccanico che si trova soltanto all’interno degli obiettivi delle macchine fotografiche.

Di conseguenza una fotocamera senza obiettivo intercambiabile (ad esempio una compatta a focale fissa oppure semplicemente la fotocamera del vostro smartphone) non vi permetterà di agire sull’impostazione del valore dell’apertura del diaframma.

Come si presenta questo diaframma? E’ semplicemente un foro che si restringe o si allarga in base alle vostre esigenze e quindi in base al valore che impostate.

La regola è semplicissima: più il foro si restringe meno luce andrà ad illuminare il sensore, più il foro si allarga più il sensore sarà illuminato.

Infatti l’apertura del diaframma è uno dei parametri che andrà ad incidere, insieme a velocità di scatto e sensibilità ISO, su una corretta esposizione. Per decidere quanto sarà illuminata la vostra foto dovrete agire su tutti e tre i parametri.

Anche in questo caso il valore dell’apertura del diaframma è un valore rappresentato da vari step, che potrete scegliere tra le opzioni della vostra fotocamera.

In questo caso avremo:

F/1; F/1,4; F/2; F/2,8; F/4; F/5,6; F/8; F/11; F16; F22

Come al solito, non tutti i valori saranno presenti nella totalità delle fotocamere, perciò le più evolute consentiranno maggiori possibilità di intervento sul parametro.

Obiettivi alla portata di tutti difficilmente presentano un’apertura di diaframma minima inferiore al valore F/4.

In merito al valore di questi parametri, vi basti sapere che più il numero è basso più il diaframma può aprirsi (si allarga), più luce pertanto illuminerà il sensore. Al contrario più il valore è alto più il diaframma si restringe, di conseguenza la foto risulterà più scura.

I problemi però non sono finiti perché, come già detto, in fotografia dove si guadagna da una parte si perde dall’altra.

Se il valore della velocità di scatto, oltre che sull’esposizione, incideva anche sul mosso, il valore dell’apertura del diaframma, oltre a condizionare l’esposizione, influenza anche la messa a fuoco.

Infatti è vero che un diaframma molto aperto vi permetterà di ottenere una foto luminosa ma vi creerà problemi sulla messa a fuoco perché metterà a fuoco meno oggetti rispetto a quando è più chiuso.

Ma vediamo perché!

Per capirlo è necessario introdurre il concetto di profondità di campo.

PROFONDITA’ DI CAMPO

Per spiegare questo concetto, partiamo da un esempio pratico. Mettete il vostro dito indice a pochi centimetri di distanza dal vostro volto e fissatelo. Come potete osservare, il vostro dito sarà completamente a fuoco (perché i vostri occhi sono fissi su esso) mentre tutto il resto intorno a voi sarà sfocato ma riuscirete comunque a vederlo con la coda dell’occhio.

La profondità di campo è proprio questa: tutto ciò che rientra nel vostro campo visivo, che sia a fuoco o fuori fuoco.

In fotografia è tutto ciò che rientra nel campo visivo dell’obiettivo della vostra fotocamera.

Cosa c’entra con l’apertura del diaframma?

Semplice: più il diaframma è aperto minore sarà la profondità di campo dell’obiettivo (e quindi lo sfondo sarà sacrificato), più il diaframma è chiuso maggiore sarà la profondità di campo (perciò risulteranno nitidi anche oggetti posti a distanza rispetto al soggetto inquadrato della foto).

Quindi da una parte guadagnate in luminosità ma dall’altra perdete in messa a fuoco.

Ciò per l’investigatore non è sempre un problema. Di fatti un detective predilige la messa a fuoco del soggetto ed è disposto a sacrificare lo sfondo.

Ci sono però situazioni in cui è essenziale riprendere lo sfondo.

Durante un servizio per infedeltà coniugale, in pieno giorno due amanti fecero ingresso nel passo carraio di un motel a bordo di una Mercedes. Poco prima dell’accesso al parcheggio sotterraneo, sull’arcata della galleria che conduceva sotto, campeggiava un’insegna dov’era ben visibile il nome dell’albergo. Nonostante avessi messo a fuoco la targa dell’autovettura (che era quello che mi premeva di più), grazie a una profondità di campo estesa, riuscii ad avere perfettamente a fuoco anche l’insegna che faceva da sfondo, mostrando quindi al giudice una prova inconfutabile del motel dove si erano recati i fedifraghi.

Anche in questo caso dovete esercitarvi ed effettuare più prove possibili con la vostra camera.

Di sera o di notte difficilmente restringere il diaframma servirà a qualcosa. In queste occasioni è sempre meglio tenerlo aperto al massimo poiché la chiusura del diaframma è uno dei parametri che ha maggiore influenza sull’oscurità.

Il detective nella scelta dell’obiettivo dovrà fare molta attenzione al valore minimo di apertura del diaframma, scegliendolo più basso possibile (in questo modo potrà ottenere fotografie più luminose).

Ma anche in questo caso sorgono problemi, innanzitutto perché obiettivi che presentano un valore minimo di apertura molto basso sono molto più costosi!

E poi perché più un obiettivo presenta un valore di apertura basso più sarà ingombrante (perché dovrà avere un foro più largo). E un obiettivo ingombrante è anche pesante! E un obiettivo pesante graverà sul vostro compito di evitare il mosso!

Anche in questo caso è essenziale fare esperienza e “smanettare” un po’ con la vostra camera fino a che non avete raggiunto un livello adeguato.

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