16
Mag2017

L’appostamento – considerazioni iniziali

Paradossalmente l’appostamento viene definito un atto “atipico” della Polizia Giudiziaria, intendendo per atipici quegli atti che non vengono espressamente disciplinati dal Codice di rito ma che non sono nemmeno vietati.

Come potete immaginare si tratta invece di un’attività “tipica” dell’investigatore privato, per altro oggi disciplinata dal D.M. 269/2010.

Dopo aver effettuato i sopralluoghi il detective avrà già un’idea di dove appostarsi per attendere l’uscita del sorvegliato dall’abitazione o da qualsiasi altro luogo (dipende da dove prende il via l’indagine).

Solitamente questa disciplina viene indicata come la parte più noiosa del nostro mestiere e meno importante rispetto a un pedinamento. In realtà un pedinamento ben riuscito dipenderà il più delle volte dall’accortezza che avete avuto nell’appostarvi scegliendo la posizione corretta: contrariamente a quanto si pensa il momento decisivo di un pedinamento è proprio la partenza.

Per eseguire un appostamento in maniera ottimale si devono rispettare tre regole fondamentali. Più precisamente, la posizione scelta per tenere sotto controllo l’uscita di un edificio deve soddisfare i criteri delle tre seguenti domande:

  • RISCHIO DI ESSERE VISTO?
  • SONO IN UNA POSIZIONE OTTIMALE PER VEDERE?
  • SONO COMODO PER COMINCIARE IL PEDINAMENTO UNA VOLTA INDIVIDUATO IL MIO BERSAGLIO?
1. RISCHIO DI ESSERE VISTO?

Come illustrato negli articoli precedenti la prima necessità del detective è la difesa: è inutile che vi sistemiate in un’area dove è possibile tenere sotto controllo in tutta comodità l’uscita di un’abitazione se poi il vostro uomo, appena fuori di casa, vi può individuare facilmente. Evitate quindi di appostarvi sotto il portone di casa sua poiché, una volta uscito, il sorvegliato potrebbe accorgersi della vostra presenza.

Fate attenzione a non essere individuati dagli abitanti della zona e dai vicini di casa del pedinato. Come già spiegato nella regola fondamentale del detective, questi potrebbero inficiare l’indagine spargendo la voce o avvisando le Forze dell’Ordine. L’arrivo della polizia vi farebbe perdere tempo prezioso e il vostro uomo potrebbe allontanarsi proprio mentre discutete con gli agenti.

2. SONO IN UNA POSIZIONE OTTIMALE PER VEDERE?

Il secondo criterio è di facile comprensione: potete anche collocarvi a una certa distanza per non essere notati dal sorvegliato o dai vicini, ma se non riuscite a vederlo mentre si allontana tanto vale che non cominciate nemmeno il servizio. Una posizione è pratica quando vi permette di controllare senza troppe distrazioni il punto di osservazione, anche con l’ausilio di strumenti elettronici come il binocolo o lo zoom della vostra fotocamera.

3. SONO COMODO PER COMINCIARE IL PEDINAMENTO UNA VOLTA INDIVIDUATO IL MIO BERSAGLIO?

Infine, per soddisfare il terzo criterio, dovete scegliere una zona idonea a pedinare il vostro sorvegliato una volta individuato: è inutile essere protetti e vedere bene se poi non potete seguirlo quando esce.

Per fare un esempio: se vi trovate presso un incrocio con semaforo, appostarsi oltre la strada rispetto all’abitazione del vostro uomo può essere utile dal punto di vista della protezione (siete lontani) e da quello dell’osservazione (vedete bene) ma se trovate il semaforo rosso appena cominciate il pedinamento tutto diventa inutile.

Ricordate, quando parcheggiate ai lati delle strade, di lasciare un po’ di spazio tra voi e la vettura dietro in modo da essere in grado di effettuare una manovra veloce per ripartire nel caso un’automobile vi parcheggi davanti.

Queste sono le regole generali, ovviamente non sempre sarà possibile soddisfare tutti i criteri e un bravo investigatore è in grado di sopperire all’eventualità che questo accada.

MA COSA SI DEVE FARE DURANTE UN APPOSTAMENTO?

Cominciamo col dire che ne esistono tre modalità: in auto, a piedi e all’interno di furgoni o autovetture furgonate.

Sussistono quindi più varianti ma la regola che le accomuna tutte può essere riassunta in una sola parola:

CONCENTRAZIONE

Durante un appostamento il pericolo maggiore è rappresentato dalla perdita di concentrazione con conseguente calo di tensione e inevitabile distrazione.

Questa disciplina implica una resistenza fisica e psichica non comune: come potete immaginare l’appostamento è un’attività che mira a tenere sotto controllo un medesimo punto, che chiameremo “punto di osservazione”, per un periodo di tempo più o meno lungo. Può trattarsi di un portone, di un passo carraio, di un’autovettura (dipende dalle esigenze del servizio), in ogni caso vi potrà capitare di rimanere fermi per oltre 10 ore ad osservare quel punto ed è facile che alla prima occasione possiate distrarvi.

Molti credono non ci sia nulla di male nel riposare la vista per qualche minuto dopo che si è stati appostati per ore ma durante un servizio esterno il concetto di tempo cambia radicalmente rispetto alla vita normale: per farla breve, in un’indagine 60 secondi equivalgono sostanzialmente a un mese. Non avete idea di quante cose possono accadere in quel breve intervallo.

Molti collaboratori che si avvicinano per la prima volta a questo mestiere sono scettici alla mia richiesta di fare veloce quando devono recarsi in un bar per andare in bagno o acquistare una bottiglietta d’acqua. Sono convinti che sia un’esagerazione, finché non si perdono accadimenti fondamentali per l’indagine.

La figlia di una mia Cliente era scappata da casa e decidemmo di controllare un signore sospettato di conoscere il nascondiglio della giovane. Durante i primi tre giorni di appostamento notammo che l’uomo si allontanava dall’abitazione al mattino e tornava per l’ora di pranzo. Passava due ore all’interno della sua dimora poi si allontanava nuovamente per fare ritorno alle sei di pomeriggio. Durante questi viaggi si recava normalmente al lavoro, della ragazza però non vi era traccia. Al quarto giorno, durante la pausa pranzo, il mio collaboratore chiese il permesso di assentarsi per acquistare qualcosa da mangiare. Gli dissi di fare veloce e ricordo ancora la sua risposta: “Ma sì! Tanto fino alle due non si sposta mai”, così lo lasciai andare. Dopo alcuni minuti una giovane donna citofonò al civico del mio sorvegliato. Aveva più o meno l’età della fanciulla che stavo cercando. La vidi gesticolare così alzai lo sguardo presso una delle finestre della villetta che stavo monitorando. Qui riconobbi la figlia dei miei Clienti la quale conversava dalla finestra con la ragazza appena arrivata. Riuscii ad effettuare ottimi scatti nonostante la difficoltà del contro-luce. Dopo alcuni secondi la donna che era giunta poco prima si allontanò e la ragazza che cercavo non si fece più vedere alla finestra. La scena era durata meno di un minuto. Se il mio collaboratore fosse stato solo non avrebbe avuto alcuna notizia da riportare ai miei Clienti.

Come avrete capito nel nostro mestiere bastano pochi secondi per mandare a monte settimane di lavoro.

Se siete soli non dovete mai spostarvi per andare in bagno o per acquistare qualcosa da mangiare. Per la prima necessità utilizzate una bottiglietta vuota, in merito alla seconda portatevi il cibo da casa.

Anche quando siete in due (o più) è bene procacciarsi tutto l’occorrente da casa, tuttavia in questo caso potrete permettere al collega di soddisfare alcuni bisogni primari se proprio necessario. Ovviamente il detective che si assenta dovrà essere velocissimo nell’operazione e fare ritorno il prima possibile per supportare il compagno.

Nel caso il vostro collega ritardi e qualora il sorvegliato si spostasse proprio in quel lasso di tempo, dovrete partire da soli e abbandonare il compagno il quale dovrà ingegnarsi per raggiungervi successivamente. Una situazione di questo tipo può accadere incidentalmente ma alle volte sarà imposta da alcune circostanze dell’indagine (anche se raramente).

Ricordo che eravamo in tre a pedinare un signore accusato di furto aziendale: io, una mia collaboratrice anziana e un novellino che affiancava la mia agente per fare esperienza. In quella particolare situazione per esigenze di servizio ci ritrovammo a disporre di una sola auto, quella dell’investigatrice, in un piccolo paese situato a molti chilometri di distanza rispetto a dove avevamo iniziato l’indagine.
Il sorvegliato incontrò il ricettatore all’interno di un centro commerciale. Era necessario ottenere la targa del veicolo di quest’ultimo una volta che si fossero separati. Non potevo fidarmi del mio nuovo e inesperto collaboratore per una questione così importante così seguii io l’uomo dopo che si era accomiatato dal nostro pedinato. Rilevai la targa e lasciai la mia agente sola con il nuovo collaboratore a proseguire il pedinamento sul sorvegliato. Il servizio si concluse soltanto intorno a mezzanotte: passai tutta la giornata al centro commerciale e dormii su una panchina all’esterno dopo la chiusura finché la mia collaboratrice non passò a recuperarmi una volta terminato il servizio.

Per allenare la concentrazione durante i vostri primi appostamenti è sufficiente eseguire l’esercizio che andrò a breve a descrivere dopodiché con l’abitudine e l’esperienza sopporterete privazioni con maggiore facilità.

Si tratta di un trucco insegnatomi da un vecchio capo, io l’ho leggermente modificato.

Contate per quanti secondi il “bersaglio” (che sia un uomo a piedi, un veicolo o altro) entra e rimane nel vostro campo di osservazione, dopodiché dividete per due: il risultato rappresenta il tempo per il quale potete “distrarvi”.

Per esempio se avete 10 secondi di tempo (la maggior parte delle volte il tempo sarà inferiore) per accorgervi se il bersaglio si allontana dal punto di osservazione prima che scompaia dalla vostra visuale significa che potete distrarvi soltanto per 5 secondi. Se vi siete svagati per qualche attimo ricordatevi, una volta riacquistata la concentrazione, di non esaminare soltanto il punto di osservazione ma anche la zona circostante in modo tale da accorgervi con un rapido movimento perlustrativo se il vostro “bersaglio” si sia mosso proprio durante quei “pochi” secondi di distrazione.

Da quanto detto è facile comprendere come dobbiate assolutamente evitare di portare con voi libri da leggere oppure schiacciare pennichelle pomeridiane (a meno che non siate in due, uno di voi è stravolto e il collega gentilmente vi permette 10 minuti di “recupero forze”): la concentrazione deve essere massima in ogni momento.

Quando conversate al telefono con un compagno appostato in un’altra zona o quando vi scrivete tramite WhatsApp ricordate di alzare lo sguardo dal cellulare in base al tempo calcolato con il trucco precedente.

Si conclude qui la prima parte dedicata all’appostamento. Non perdetevi altri consigli nel prossimo articolo, dove si parlerà di memoria, mimetizzazione e casualità riferiti all’appostamento stesso.

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