09
Ott2018

Come essere assunti da un’agenzia investigativa

Sono stato un po’ assente in questi ultimi tempi, e mi scuso, ma settembre, ottobre e novembre sono mesi di fuoco per il nostro lavoro.

Proseguiremo presto la nostra disamina sullo spionaggio telefonico, nel frattempo vi lascio un breve estratto del mio e-book, che uscirà l’anno prossimo: “Come diventare investigatore privato titolare d’istituto”.

Dispenso qualche consiglio ai novelli detective, che spesso non hanno ben chiaro come iniziare il loro percorso all’interno di un’agenzia investigativa. Chi vuole diventare investigatore dovrà intraprendere un percorso specifico, che spiegherò per filo e per segno nel mio nuovo e-book.

Uno dei passi necessari è quello di essere assunti da un’agenzia investigativa. Ecco allora alcuni consigli utili per te che vuoi diventare un investigatore.

INVIO DEL CURRICULUM

Il primo passo fondamentale, troppo spesso sottovalutato dalle nuove leve, è quello dell’invio del famigerato curriculum.

Alcuni candidati hanno il coraggio di inviarmi un curriculum senza che lo stesso sia accompagnato da due parole di presentazione. La cosa incredibile è che settimane più tardi questi mi riscrivono chiedendomi come mai non abbiano avuto un riscontro.

Sappi che se invii il solo curriculum, senza una lettera di presentazione, la mail verrà inevitabilmente cestinata dal titolare dell’agenzia investigativa, senza nemmeno visionare il nome e il cognome del candidato.

Il lavoro di detective richiede un impegno fuori dal comune. Soltanto chi possiede una vera passione sopravvive.

E la prima occasione per dimostrare di avere le caratteristiche adeguate è una BELLA lettera di presentazione.

A differenza del curriculum, dove ostenti le tue esperienze passate, nella lettera di presentazione vendi te stesso. Racconti di te, delle tue ambizioni, delle tue aspirazioni, delle tue passioni.

Per quel che mi riguarda non ho mai negato, se non raramente, un colloquio a chi scrive una bella lettera di presentazione e di certo a questi non ho MAI negato una risposta.

Purtroppo una lettera di presentazione non sempre è sufficiente, inutile dire che nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna. Se fai tutto in modo perfetto ma il titolare non ha necessità di assumere, non potrai farci niente ma non sarà colpa tua.

Scrivi in buon italiano: un investigatore dovrà stilare report da presentare in tribunale, non è perciò ammissibile a colloquio un candidato che non sappia almeno “scrivere” in modo decente.

IL COLLOQUIO DI LAVORO

Una volta inviata la lettera di presentazione e fissato il colloquio con il titolare dell’agenzia, avrai finalmente la tua opportunità. Nella vita le occasioni non sono infinite perciò ti consiglio di sfruttare le poche che capitano.

Purtroppo durante i colloqui ne ho viste di tutti i colori: da persone che si presentano in pantaloncini corti e t-shirt a ragazzi che arrivano in ufficio esibendo creste e orecchini. Da candidati che nei curricula si vantano di possedere “un grande intuito” salvo poi chiamarmi per chiedere l’indirizzo della sede (perché non riescono a trovarla!), a nuove leve che mi assicurano che “questo è il lavoro della mia vita” salvo poi porgermi come prima domanda al colloquio: “ma non si lavora nel week-end, vero?”

Affrontiamo perciò le regole base per sostenere al meglio un colloquio di lavoro e sperare pertanto di essere messi alla prova.

Arriva in anticipo! La puntualità è fondamentale per un detective, più di qualsiasi altro professionista. Durante un’indagine investigativa un solo minuto di ritardo può compromettere settimane di lavoro.

Un candidato mi aveva assicurato di essere “portatissimo per il mestiere di detective” e di volere imboccare questa strada “fin da bambino”. Il colloquio era fissato per le 14.00 e INCREDIBILMENTE alle 14.05 non era ancora arrivato. Nella professione di detective cinque minuti equivalgono a una vita intera e chi si presenta in ritardo a colloquio non ha certo la possibilità di sfondare in questo mestiere, specie se si dichiara “portatissimo”.
Alle 14.10 me ne andai dall’ufficio e, quando due minuti più tardi ricevetti la sua chiamata, gli dissi che avevo atteso ben 10 minuti poi ero stato costretto ad allontanarmi a causa di un impegno già fissato, dal momento che il colloquio non sarebbe durato più di un quarto d’ora. Credo ci rimase male, ma da allora difficilmente sarebbe arrivato in ritardo ad un colloquio di lavoro.

Sii presentabile! Non puoi pensare di venire a colloquio vestito con pantaloni della tuta o t-shirt, anche solo per una questione di rispetto. Nella palazzina ove ha sede il mio ufficio girano avvocati, commercialisti e dirigenti di importanti aziende. Candidati vestiti male deteriorerebbero l’immagine di qualsiasi azienda.

Anche in questo caso esistono le eccezioni.

Venne da me un ragazzo, dopo un’ottima lettera di presentazione. Quando fece ingresso nello studio notai immediatamente la sua treccina, oltre a numerosi piercing e orecchini. Gli dissi che, così conciato, non avrebbe mai potuto intraprendere la carriera di detective. Tuttavia al colloquio fece un’ottima impressione e confermò la sua passione per la materia, oltre ad avere una grande dote: quella di “saper ascoltare”. Quando lo misi alla prova, non esitò a tagliarsi la treccia e a disfarsi dei vari piercing e orecchini, così come gli avevo consigliato, cambiando radicalmente stile per lavoro: ancora oggi è un mio bravissimo collaboratore.

Mostrati serio. Non puoi pensare di venire a colloquio e cominciare a fare battute o a trattare il titolare come fosse un amico. Sii tranquillo (per quanto possibile, visto che si tratta comunque di un colloquio) e non fare il “di più”. Non devi certo prostrarti ma cerca di assumere un atteggiamento distaccato e professionale, senza ostentare superiorità, menefreghismo o atteggiamento da super-uomo.

Una volta, un candidato ventottenne entrò nel mio studio comportandosi come fosse un manager affermato, con cartelletta e ventiquattrore in mano. Cominciò a giustificare i suoi dieci minuti di ritardo menzionando fantasmagorici impegni che lo avevano trattenuto. Si sedette e per cinque minuti mi assillò con opinioni personali da uomo di mondo, arrivando persino ad “offrirmi un caffè”!
Quasi cominciavo a credere di essere io sotto esame.
Così fui io ad offrigli un caffè e gli chiesi cortesemente di andare a prendere due tazzine al bar più vicino, in modo da bercele comodamente in ufficio: al suo ritorno non trovò più nessuno. Quando richiamò mi giustificai nel modo più ingenuo, dicendo che avevo completamente dimenticato il colloquio in essere, a causa dei miei numerosi impegni, e che lo stesso era rimandato a data da destinarsi.

Fai le domande giuste. Spesso semplicemente da un colloquio riesco a comprendere chi ha veramente passione e “voglia” di intraprendere la carriera di detective. Queste persone sono immediatamente riconoscibili grazie alle domande che pongono, le quali denotano curiosità, entusiasmo e “fame di conoscenza” nei confronti della materia. Solo chi è spinto dalla passione può riuscire in questa professione.

Spiace doverlo dire ma chi si candida a causa di difficoltà economiche mollerà alle prime complicazioni, come ampiamente dimostrato da mie personali casistiche passate.

Venne da me un ragazzo che al colloquio si presentò come “volenteroso” e “disposto a tutto pur di avere un lavoro”. Nonostante avesse appena 27 anni era già sposato e aveva una figlia di 4 anni. Affermò di essere in gravi difficoltà economiche e mi pregò di metterlo alla prova.
Spinto più da compassione che da convinzione lo misi alla prova: dopo le prime 5 ore di appostamento cominciò a lamentarsi dicendo che dopotutto questo lavoro non faceva per lui poiché “troppo stressante”. Abbandonò l’agenzia dopo soli due giorni di prove: era la stessa persona che una settimana prima si dichiarava “disposta a tutto pur di lavorare”.

Durante un colloquio, un signore di 50 anni mi disse che aveva perso il precedente posto di lavoro in qualità di direttore alle vendite e che voleva sfruttare l’occasione per intraprendere una nuova carriera, quella di detective, sognata fin da bambino. Mi pregò di essere messo alla prova poiché erano ormai 8 mesi che non riusciva a trovare lavoro, pertanto aveva difficoltà a sfamare la sua famiglia.
All’epoca avevo trent’anni ed ero già titolare. Non mi dispiacque dare un’opportunità a chi ne aveva realmente bisogno.
Dopo due giorni l’uomo abbandonò l’agenzia perché gli seccava dover prendere “ordini” da un trentenne.

Sii tenace. E mostrati continuamente interessato. Non mollare ai primi rifiuti e insisti, poiché la tenacia è una delle maggiori doti dell’investigatore. Fallo con eleganza, senza inutili e fastidiose telefonate. Manda una mail nella quale confermi il tuo interesse per il posto vacante, anche dopo il colloquio.

Una ragazza fu scartata alla prima lettera di presentazione. Ai tempi si trovava in Toscana e nella lettera assicurava che si sarebbe trasferita a breve a Milano. Lì per lì non presi nemmeno in considerazione il suo curriculum, dal momento che la candidata era troppo distante. Due mesi dopo, ella si trasferì a Milano, come anticipato nella prima lettera, e inviò nuovamente presentazione e curriculum. Questa volta la convocai a colloquio. Qui non fu molto brillante e già avevo intenzione di scartarla. Due giorni dopo ricevetti un’ulteriore mail dalla ragazza, nella quale confermava il suo vivo interesse per la professione, oltre a una predisposizione per la “vita da strada”. Mi convinse così tanto che la misi alla prova. A oggi è una delle mie migliori collaboratrici.

Sono piccoli consigli, ma seguirli ti spianerà la strada per un’assunzione presso un’agenzia investigativa.

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