01
Lug2018

Come capire se mio figlio è un piccolo spacciatore?

Nella guida precedente abbiamo trattato il tema dell’abuso di droghe leggere da parte di un ragazzo di età compresa tra i 13 e i 18 anni.

Ma esistono indizi indicanti che il ragazzo sia anche un piccolo spacciatore?

La risposta è sì. Esistono degli indicatori che palesano la compravendita di dosi in modesta quantità.

Partiamo da un semplice presupposto: non c’è (quasi) mai spaccio senza consumo. Questo significa che tutti gli indizi elencati nella guida precedente sono validi tanto per il semplice consumatore quanto per lo “spacciatore”. A questi elementi però se ne aggiungono altri nel cosiddetto “profilo del piccolo spacciatore”. Tra poco li vedremo insieme.

Prima però una premessa: per arrivare a spacciare, il ragazzo deve essere più scaltro dei semplici consumatori pertanto agirà con un livello di accortezza più alto.

Ecco in sostanza i segnali che possono indicare un commercio illegale di modeste quantità di stupefacenti, suddivisi come al solito in:

  • Segni sulla persona;
  • Tracce fisiche nell’ambiente;
  • Elementi comportamentali.
1. SEGNI SULLA PERSONA

A quei segni fisici sulla persona indicanti una tendenza al consumo di cannabinoidi (occhi rossi, odore di fumo e fori sugli indumenti) si aggiungono elementi che rivelano la disponibilità economica dello spacciatore. 
Un ragazzo che vende cannabis avrà degli introiti e il più delle volte spenderà questi soldi per sé stesso, per divertirsi e per migliorare il suo status sociale tramite l’apparenza.

È tipico di un figlio, i cui bisogni primari siano totalmente coperti dai genitori, spendere i soldi guadagnati in indumenti o aggeggi tecnologici.

Il cambiamento nel vestiario è la cosa più comune ed evidente: il ragazzo indosserà sempre più spesso vestiti e scarpe nuove, con la preferenza per i marchi più in voga tra i coetanei. Il genitore attento imparerà a riconoscere quali sono i brand più comuni nella fascia d’età e nella cerchia amicale del proprio figlio in modo da comprendere le differenze di prezzo. Quella giacca o quel paio di scarpe sono costati 50/70€ o 300/400€? Essere in grado di riconoscere le diverse fasce di prezzo dei capi aiuta a comprendere la reale disponibilità economica del ragazzo, rapportata alla cosiddetta “mancia” da parte dei genitori.

Entrammo in contatto con la realtà di un ragazzo sospettato di cattive frequentazioni. Parlando con i genitori emerse la questione “soldi”: mamma e papà non capivano come il ragazzo potesse indossare sempre vestiti firmati e nuovi, dal momento che elargivano al figlio una mancia di € 50 a settimana. Pedinammo il ragazzo di sera e in più occasioni lo vedemmo recarsi in ristoranti di lusso insieme ad alcune ragazze, offrendo spesso la cena. Pedinandolo durante il giorno scoprimmo che il ragazzo aveva creato un giro di incredibili proporzioni, data la tenera età, e smerciava ecstasy in grandi quantità. Come confessò in seguito dopo che il servizio ebbe termine, il ragazzo era arrivato a guadagnare più di € 300 a settimana.

Il vestiario non è l’unica dimostrazione del proprio status, anche la tecnologia gioca un ruolo fondamentale in tal senso. Avere il telefono top di gamma o le cuffie per la musica più trendy può costituire un grande incentivo a spendere il proprio denaro, laddove se ne abbia a disposizione. Pertanto se vostro figlio cambia continuamente telefono, scegliendolo tra i più costosi, si porrebbe la questione di come si sia procurato il denaro necessario.

2. TRACCE FISICHE NELL’AMBIENTE

Anche in questo caso sono validi gli indizi riferibili al consumatore illustrati nella guida precedente: rinvenire marijuana e/o hashish, bustine per contenere la sostanza, cartine lunghe, filtri di carta e grinder sono segni peculiari del consumo.

Se al consumo si aggiunge lo smercio della sostanza sarà possibile rinvenire bustine di plastica vuote in numero maggiore, in attesa che le stesse siano riempite con le varie sostanze. Ciò è dovuto al fatto che, per vendere al dettaglio, chi spaccia dividerà grandi quantità in porzioni più piccole, spesso frazionando le dosi in grammature a cifra tonda (un grammo preciso, due grammi, cinque grammi, eccetera).

Un altro segno sta nell’uso di pellicola di plastica o metallica, sempre utilizzate per impacchettare la sostanza. Tenete conto che i più attrezzati useranno strumenti per confezionare la cannabis sotto vuoto.

Il cosiddetto “bilancino” è un elemento fondamentale del kit dello spacciatore. Per offrire un servizio adeguato, il peso della sostanza venduta non potrà essere approssimativo. Per questo motivo, rinvenire piccole bilance con una precisione al decimo di grammo costituisce una prova eclatante.

Il contante di piccolo taglio può costituire un elemento di allarme. Non è detto che chiunque abbia nel proprio portafogli numerose banconote da € 5 o €10 sia uno spacciatore; è vero però il contrario: lo spacciatore ha sempre a disposizione contante di piccolo taglio. Ciò è dovuto al fatto che il più delle volte gli acquisti dei clienti non superano i € 20. Spesso un grammo viene venduto a € 10 oppure il quantitativo per uno spinello a € 5.

L’uso di un doppio telefono o di un telefono dual-sim (con due schede sim, quindi due numeri telefonici distinti) è indizio del fatto che il giovane sta occultando una buona fetta della sua comunicazione virtuale e telefonica. Non saltate subito a conclusioni affrettate (pensate al figlio fidanzato che vuole nascondere alla compagna una relazione fedifraga), ma consideratelo un indicatore.

Il “libro mastro”, ovvero un foglio, un blocco note, un quadernetto su cui vengono specificati nomi (magari in sigle o nickname) e numeri. Tale strumento denota la presenza di un volume di compra-vendita tale da dover essere in qualche modo “burocratizzato”, è pertanto difficile che un ragazzo in tenera età possa raggiungere certi livelli. Inoltre, se la capacità di spaccio è così professionalizzata, trovare queste tipologie di indizi risulterà estremamente complicato. Chi arriva a smerciare a tale livello lo farà in un luogo diverso dalla propria abitazione, specialmente se i genitori sono spesso presenti in casa o non hanno routine prevedibili. Infine, non è improbabile che uno spacciatore così organizzato passi alla compra-vendita di sostanze più costose e pericolose.

In generale questo tipo di “tracce ambientali” saranno accuratamente occultate a seconda della scaltrezza e della consapevolezza di rischio intuiti dal soggetto. Per fare un esempio: laddove il mero consumatore nasconderà la sostanza dentro una busta in un calzino del suo cassetto, lo spacciatore ricaverà, per dirne una, un doppiofondo da una cassa del suo stereo.

3. ELEMENTI COMPORTAMENTALI

Anche in questo caso, alcuni dettagli comportamentali del consumatore di cannabis saranno presenti altresì nel venditore della sostanza per quanto più dissimulati (la posta in gioco è più alta, e il ragazzo lo sa bene!) e corredati da altri comportamenti peculiari. Abbiamo già visto come sonnolenza, disattenzione, fame/sete incontrollata, ilarità incostante, atteggiamento furtivo siano tipici del consumatore: aggiungeremo qui altri elementi.

Un ragazzo che spaccia tendenzialmente si troverà obbligato ad avere contatti con tante persone quanto più ampio è il volume dei suoi affari.

Userà molto spesso il telefono, sia a livello di chiamate che di chat. I ragazzi tendono ad essere paranoici quando si tratta di accordarsi per comprare/vendere/consumare quindi tenderanno ad evitare la conversazione telefonica. Anche laddove fosse necessaria la chiamata (magari per motivi di “urgenza”), la comunicazione sarà cifrata. Una chiamata a tono di voce basso con parole poco comprensibili può essere un indicatore.

Anche il fatto che vostro figlio si allontani fisicamente da voi mentre ha in corso una conversazione può essere riferibile a questioni di spaccio.

Si aggiunga inoltre la cancellazione della cronologia di chiamate o chat.

Anche in questo caso è bene evitare allarmismi di sorta: i ragazzi spesso sono riservati in ogni caso, soprattutto in età adolescenziale.

Come detto, oggi i piccoli spacciatori tendono ad accordarsi via chat: attualmente l’applicazione “Telegram” tende ad essere quella prediletta per gestione di affari “loschi”, ciò a causa del livello di sicurezza e cifratura delle conversazioni che tale applicazione assicura ai suoi utenti. Occhio quindi all’uso di chat che poi risultano cancellate o caratterizzate dall’opzione “autodistruzione con timer dei messaggi scambiati”.

È bene inoltre apprendere un minimo il linguaggio cifrato usato da piccoli spacciatori nelle conversazioni: nessuno dirà “ho finito la droga: hai un grammo di erba?”, piuttosto scriverà “sto a secco, ci vediamo per un caffè?”.

Allo stesso modo può essere utilizzata la frase: “Ci possiamo vedere oggi? Siamo in cinque!”. Ciò per indicare la necessità di acquistare cinque grammi. E simili.

Infine l’uso di certe emoticon è ricorrente: cuoricini verdi, foglie, palme, bombe possono essere usati per comunicare in modo cifrato la volontà di acquistare cannabinoidi.

Il rapporto di compra-vendita però non può essere solo virtuale. Deve avere una finalizzazione fisica.

Il ragazzo che vende la sostanza uscirà più spesso di altri coetanei e in posti diversi a seconda delle esigenze del cliente. Facile assistere a uscite di pochi minuti, rientri in casa e ulteriori uscite di pochi minuti. Inoltre è possibile che il piccolo spacciatore rientri sempre un pochino più tardi da scuola.

I modi operandi sono variabili e laddove uno spacciatore può preferire tanti piccoli passaggi in bici nel quartiere per rifornire gli amici, un altro potrebbe recarsi sempre nel solito luogo, abituale e conosciuto dalla propria cerchia per la sua funzione (può essere un parco, la casa di un amico…o la propria!).

A livello di indizi comportamentali può essere rilevante capire come il ragazzo giustifichi certe frequentazioni, certi orari di uscita e certi acquisti. In questo senso il giovane dovrà gioco-forza raccontare svariate menzogne. Ma alcune bugie sono facilmente individuabili tanto più che, per mantenere la credibilità dei suoi racconti, il ragazzo dovrà inventare bugie sempre più complesse, ciò al fine di sostenere l’affidabilità delle falsità dette in precedenza. Tendenzialmente un atteggiamento del genere porta a un circolo vizioso di mendacità che va a minare la complicità del rapporto genitore-figlio: le bugie non fanno stare bene, tanto meno un accumulo di esse, che può trasformarsi in una crescita di ansia generalizzata nel ragazzo. Non solo: per sottrarsi alla necessità di mentire è probabile che il giovane sia portato a minimizzare ogni scambio verbale con i genitori evitandoli con costanza. È evidente come una condizione del genere possa inficiare il bel rapporto che si vorrebbe avere con i propri figli.

I genitori di un diciottenne erano preoccupati perché il giovane rincasava sempre intorno alle 3 di notte. Il ragazzo raccontava di aver trovato lavoro come barista in un locale. Dopo ulteriori domande da parte dei genitori, il giovane mostrò loro una fotografia che lo raffigurava dietro al bancone di un locale con indosso una sorta di grembiule. Per giustificare le sue uscite notturne inventò scuse sempre più incredibili finché i genitori mi chiesero di seguirlo. Durante quelle notti, il giovane era solito recarsi in un parco, dove per tre ore consecutive rimaneva nel medesimo posto in attesa di clienti, la maggior parte dei quali di origine extra-comunitaria, smerciando buste di cocaina al dettaglio. Scoprimmo in seguito che la sera in cui il giovane era stato ritratto con un grembiule dietro al bancone di un locale, egli non stava affatto lavorando. Confessò che in quella circostanza aveva venduto più dosi del previsto, guadagnando una bella cifra: si era così recato in un locale dove conosceva il barista e si era ubriacato tutta notte, chiedendo in prestito il grembiule all’amico per convincere la madre delle sue bugie.

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