29
Ago2017

Come ottenere informazioni su persone (parlando con le persone)

Due ragazze camminano lungo la strada del centro di una nota località turistica, a quell’ora ricolma di persone.
Stanno chiacchierando come chiacchierano due amiche che si conoscono da tempo. Sono in vacanza e i loro pensieri viaggiano lontano dai soliti problemi della vita quotidiana.
Hanno 25 anni. Silvana non è molto alta ma è carina, snella, ha un bel viso, gli occhi chiari e i capelli ramati. L’amica, molto più alta e corpulenta di lei, si chiama Lavinia.
A un certo punto si avvicina un ragazzo. Non è una grande bellezza ma la sua postura esprime sicurezza così come il tono della voce e il sorriso stampato sulle labbra.
Esordisce fissando Silvana negli occhi: “sai come staresti bene tu?”
Silvana, divertita da quello strano approccio: “eh?”
Ragazzo: “come mia fidanzata”.
“Ah ah”, Silvana ride e quasi non crede che uno sconosciuto l’abbia avvicinata per dirle una cosa simile.
L’amica, visibilmente divertita, interviene: “Sì sì, anche secondo me, è perfetta come tua fidanzata!”.
Il ragazzo con finto atteggiamento romantico, tanto finto da risultare volutamente ironico, prosegue prendendo la mano di Silvana: “Sì veramente! Guarda, ti ho vista camminare e praticamente mi sono innamorato. Hai presente i colpi di fulmine?”. Silvana, fissandolo a sua volta negli occhi: “Si vabbè!”.
“Comunque piacere, Antonio”.
I due si stringono la mano. “Silvana”.
“Comunque sei veramente carina, poi a me piacciono le ragazze con i capelli rossi e impazzisco per quelle con le fossette”, dice Antonio sfiorando con l’indice le fossette di Silvana, formatesi durante l’ennesima risata.
Antonio prosegue: “Siete qui in vacanza?”
“Sì, noi l’estate la passiamo sempre qui”.
“E scommetto che lei è la tua migliore amica”.
“Beh migliore amica non lo so, è una grande amica di sicuro, anche lei viene qui in vacanza ogni anno, abita vicino a me. Ho una casa qua vicino, i miei genitori la prendono in affitto per le vacanze. Diciamo che ormai nel corso degli anni abbiamo formato un gruppetto di amici e ogni estate ci ritroviamo sempre qua”.
“Spero che all’interno di questo non ci sia anche il tuo fidanzato!”, dice Antonio sempre divertito.
Silvana: “mmm ehm.. no dai diciamo di no! Ahah”.
Anche l’amica sorride e interviene: “No guarda! Ti assicuro che non è fidanzata!”. Allora Antonio: “Aaaaa ma allora qua mi sa di storiella estiva”.
Le due ragazze ridono insieme e Silvana alla fine ammette: “Sì dai, diciamo che ogni volta che vengo qui in vacanza io e questo ragazzo ci frequentiamo”.
“Ah bene, spero almeno tu non sia fidanzata al tuo paese” dice Antonio divertito. “Ma vaaa!” risponde Silvana abbassando lo sguardo.
Antonio: “Ah, meno male. Va beh come si chiama questo ragazzo con cui ti frequenti qui?”.
Silvana: “Marco”.
Antonio: “Bel nome, ho sempre sognato di chiamarmi Marco”. Le due ragazze sorridono. “E da quant’è che va avanti la vostra ?”, prosegue Antonio.
L’amica risponde per Silvana: “praticamente da 4 anni, ogni volta che viene qui in vacanza lei ha il suo svago ah ah ah”.
Silvana interviene divertita: “ma daaaai!”.
Antonio continua, sempre sorridente: “Ho capito ragazze, ho perso cinque minuti del mio tempo prezioso, va beh che fate di bello stasera?”.
Risponde ancora Lavinia: “Guarda stiamo andando proprio ad incontrare lui. Abbiamo appuntamento tra poco al campanile della chiesa”.
Antonio rassegnato ma sempre sorridente: “Ah caspita, allora mi è andata proprio male! Va bene ragazze, allora vi saluto, buona serata e buona continuazione”. “Aspetta” dice Lavinia strizzando l’occhio verso Silvana “Perché non vi scambiate i numeri di telefono?”, poi rivolta ad Antonio: “Tanto quello che dobbiamo incontrare non è mica il suo fidanzato”.
Antonio esaltato esclama: “A me farebbe davvero mooolto piacere”. Poi rivolto a Silvana e porgendole il telefono: “Allora bella ragazza facciamo così, ecco il cellulare, scrivimi qua il tuo numero e una di queste sere ti chiamo, tanto sono qui in vacanza per una settimana”.
Silvana digita il proprio contatto sul cellulare di Antonio e gli restituisce il telefono. Poi aggiunge: “Ecco qua, mi raccomando eh!” e un sorrisino malizioso compare sulle sue labbra.
“Buona serata ragazze”. Antonio sorride e si allontana soddisfatto.

Amici del blog, non sono impazzito tutto ad un tratto. Leggete e alla fine capirete.

Il fatto narrato è ispirato ad un accadimento reale.

Antonio è un investigatore privato e Silvana la fidanzata di un suo amico (lo chiameremo Giorgio) il quale, sospettoso, aveva incaricato il detective di scoprire se la donna avesse una relazione fedifraga durante il periodo estivo. Giorgio e Silvana erano insieme da poche settimane perciò il detective non aveva mai incontrato la fanciulla.

Giacché per una coincidenza quell’anno Antonio avrebbe passato una settimana di vacanza nella medesima località della ragazza del suo amico, l’investigatore si impegnò ad aiutarlo, senza eccessive promesse, assicurandogli però che qualora si fosse presentata l’occasione avrebbe cercato di avvicinare la donna per cercare di scoprire qualcosa.

Il risultato dell’inchiesta, come potete capire dal racconto, fu che non solo la fanciulla aveva una relazione con un amico in vacanza, ma aveva persino ceduto alle avances di uno sconosciuto (in questo caso Antonio stesso), essendo disposta ad incontrare il detective per un eventuale appuntamento, per altro tacendo il fatto di essere effettivamente fidanzata.

Questo racconto fa comprendere quanto possa essere relativamente “facile” estrapolare informazioni a un soggetto, inducendolo a rivelare ciò che si vuole sapere. Certo occorre esperienza e molta pazienza ma una volta compresi i trucchi, gli atteggiamenti, le varie teorie e dopo averle messe in pratica, si possono raggiungere risultati davvero soddisfacenti.

Andiamo ora ad analizzare punto per punto il resoconto narrato all’inizio dell’articolo, cercando di comprendere quali “tattiche” abbia messo in atto il nostro detective nel suo “attacco”.

Da settimana prossima procederemo, passo dopo passo, con le spiegazioni teoriche. Dapprima però ho ritenuto opportuna questa disamina poiché nulla è più esplicativo di un esempio pratico.

Allora incominciamo.

Analizziamo i dati di partenza a disposizione del detective, appresi ovviamente dall’amico: una fotografia della ragazza, la città dove sarebbe andata in vacanza e una disamina degli atteggiamenti tenuti dalla fanciulla che avevano inculcato il dubbio a Giorgio.

L’investigatore non disponeva dell’indirizzo preciso della donna nella località di mare per cui sarebbe stato inutile predisporre un servizio di sorveglianza, tanto più che il detective era in vacanza e non intendeva “lavorare” ma semplicemente fare un favore all’amico.

Antonio pensò che la cosa più semplice da fare era passeggiare per le vie del centro del piccolo paese marittimo (cosa che in vacanza avrebbe comunque fatto) nella speranza di incontrare la fanciulla e avvicinarla con una scusa per ottenere l’informazione di cui aveva bisogno, cioè l’esistenza di una eventuale relazione fedifraga durante il periodo estivo.

Analizziamo perciò la storia dall’inizio:

Due ragazze camminano lungo la strada del centro di una nota località turistica, a quell’ora ricolma di persone.
Stanno chiacchierando come chiacchierano due amiche che si conoscono da tempo. Sono in vacanza e i loro pensieri viaggiano lontano dai soliti problemi della vita quotidiana.

Antonio vede la ragazza camminare per strada insieme a un’amica, la riconosce dalla fotografia consegnatagli da Giorgio e immediatamente capisce cosa fare.

Per prima cosa analizza il contesto: è estate, le ragazze sono in vacanza, non ci sono maschi intorno e camminano sole. Per questo motivo decide di approcciare la donna come un qualsiasi ragazzo che vuole (scusate il termine) “rimorchiare” una sconosciuta. Antonio sa perfettamente che, essendo in vacanza, la ragazza si trova in una condizione mentale per la quale risulterà più predisposta a ricevere un approccio (anche da uno sconosciuto), se fatto bene. Questo perché in vacanza le ragazze sono lontane dai soliti schemi, dal gruppo di amici storico, dagli occhi indiscreti delle persone che conoscono e hanno voglia di divertirsi. Antonio è consapevole che Silvana è fidanzata ma dal momento che il suo obiettivo non è “provarci con lei” (ma ottenere l’informazione di cui necessita) decide che la tattica del “provolone” può funzionare. Anzi dal suo punto di vista un rifiuto della donna sarebbe gradito poiché, una volta messa in chiaro la situazione, Silvana, più tranquilla, si lascerebbe andare più agilmente a confidenze.

A un certo punto si avvicina un ragazzo. Non è una grande bellezza ma la sua postura esprime sicurezza così come il tono della voce e il sorriso stampato sulle labbra.
Esordisce fissando Silvana negli occhi: “sai come staresti bene tu?”
Silvana, divertita da quello strano approccio: “eh?”
Ragazzo: “come mia fidanzata”.
“Ah ah”, Silvana ride e quasi non crede che uno sconosciuto l’abbia avvicinata per dirle una cosa simile.

Antonio approccia quindi la donna con una battuta qualsiasi. Sa che una vale l’altra, l’importante in questi casi è l’atteggiamento. Non è rilevante quel che si dice ma il “come” lo si dice. L’obiettivo finale è quello di mettere a proprio agio la ragazza per fare in modo che si lasci andare a confidenze, difatti nessuna persona (uomo o donna che sia) è disposta a chiacchierare se non è rilassata o comunque a proprio agio. Perciò al momento dell’approccio il portamento di Antonio deve esprimere sicurezza di sé: busto leggermente in fuori, mani aperte e sorriso stampato sulle labbra, oltre a una parlantina fluida che non esprima agitazione. Dopo la battuta, fatta fissando Silvana negli occhi (altro gesto che denota sicurezza), l’approccio riesce poiché Silvana non appare turbata, anzi è divertita anche se un po’ spiazzata.

L’amica, visibilmente divertita, interviene: “Sì sì, anche secondo me, è perfetta come tua fidanzata!”.

A questo punto si intromette Lavinia e questo è un colpo di fortuna poiché, da quello che dice, si evince che l’amica di Silvana ha già accettato inconsciamente Antonio (difatti non lo manda a quel paese, anzi appoggia la battuta). Ciò facilita le cose al detective giacché Silvana sarà più predisposta ad accettarlo a sua volta, questo a causa di un istintivo meccanismo mentale radicato negli esseri umani. Fateci caso: se siete con un amico e state conversando con uno sconosciuto che a tutta prima non vi risulta particolarmente simpatico, qualora il vostro compagno cominci ad “accettarlo”, inconsciamente vi ritroverete ad essere più bendisposti nei suoi confronti. Questo non accade sempre ma nella norma è così e un investigatore deve affidarsi alla “maggiore probabilità” nelle sue decisioni, dal momento che conosce alla perfezione i meccanismi della natura umana.

Il ragazzo con finto atteggiamento romantico, tanto finto da risultare volutamente ironico, prosegue prendendo la mano di Silvana: “Sì veramente! Guarda, ti ho vista camminare e praticamente mi sono innamorato. Hai presente i colpi di fulmine?”. Silvana, fissandolo a sua volta negli occhi: “Si vabbè!”.

A questo punto Antonio porta avanti la conversazione. D’altronde se non lo fa lui nessuna delle due ragazze seguiterebbe il dialogo nei momenti iniziali. Decide di procedere assumendo lo stesso atteggiamento scherzoso e sicuro di sé che ha funzionato in precedenza. In questo caso la risposta della ragazza non promette bene ma lei non ha ritirato la mano quando Antonio gliel’ha afferrata e il detective sa che è un buon segnale. Anche in questo caso l’atteggiamento dice molto più di mille parole e un detective deve saper cogliere il cosiddetto “non verbale”.

“Comunque piacere, Antonio”.
I due si stringono la mano. “Silvana”.
“Comunque sei veramente carina, poi a me piacciono le ragazze con i capelli rossi e impazzisco per quelle con le fossette”, dice Antonio sfiorando con l’indice le fossette di Silvana, formatesi durante l’ennesima risata.

Antonio, da bravo persuasore, prosegue imperterrito come se nulla fosse successo, senza risultare minimamente scalfito dalla risposta ironica di Silvana, tanto più incoraggiato dal fatto che la ragazza non evita il suo sguardo. Per cui con decisione si presenta. Prosegue a conversare brillantemente agganciandosi a qualsiasi cosa vede (capelli rossi, fossette), tattica che i bravi investigatori utilizzano per non rimanere mai senza parole. Dal momento che Silvana sorride, si spinge addirittura a toccare la sua faccia, invadendo quindi il suo spazio personale. E’ un gesto lieve ma Antonio deve saggiare la reazione della donna per capire se può spingersi oltre oppure fare un passo indietro.

Antonio prosegue: “Siete qui in vacanza?”
“Sì, noi l’estate la passiamo sempre qui”.
“E scommetto che lei è la tua migliore amica”.

Silvana non si sposta al suo tocco anzi sorride, quindi Antonio prosegue la conversazione. Sa che all’inizio deve parlare lui. Deve farlo perché deve far capire a chi ha davanti che lui è un tipo normale, uno “a posto” che vuole semplicemente fare conversazione.

Domanda se le ragazze siano in vacanza (anche in questo caso si aggrappa al contesto) e dopo la risposta di Silvana fa un’osservazione riferendosi all’amica. Si può notare come anche in questa occasione Antonio è riuscito a non rimanere senza parole agganciandosi a qualcosa/qualcuno che ha osservato (l’amica appunto).

“Beh migliore amica non lo so, è una grande amica di sicuro, anche lei viene qui in vacanza ogni anno, abita vicino a me. Ho una casa qua vicino, i miei genitori la prendono in affitto per le vacanze. Diciamo che ormai nel corso degli anni abbiamo formato un gruppetto di amici e ogni estate ci ritroviamo sempre qua”.

Ecco che Silvana ha rotto gli indugi e per la prima volta esegue un discorso lungo di senso compiuto, segnale che ha accettato la presenza di Antonio ed è pronta a fare conversazione.

“Spero che all’interno di questo non ci sia anche il tuo fidanzato!”, dice Antonio sempre divertito.

Antonio capisce che è arrivato il momento di sferrare l’”attacco” ed estrapolare l’informazione che gli serve. Butta lì un’osservazione in merito a un ipotetico fidanzato. Se il detective avesse voluto far colpo su Silvana non le avrebbe mai posto una domanda del genere. Sa che non bisogna mai chiedere a una ragazza che si vuole sedurre informazioni sulla situazione sentimentale, poiché se ella è fidanzata difficilmente risponderà di no alla domanda (e in questo caso Antonio avrà perso ogni speranza di piacerle perché non vorrà mai passare per una facile), mentre se non lo dice (e lui non lo domanda) significa che desidera nasconderlo e quindi che è interessata.

Tuttavia in questo caso il detective non deve fare colpo ma ottenere l’informazione da portare all’amico, per cui azzarda mantenendo un atteggiamento svagato.

Silvana: “mmm ehm.. no dai diciamo di no! Ahah”.
Anche l’amica sorride e interviene: “No guarda! Ti assicuro che non è fidanzata!”.
Allora Antonio: “Aaaaa ma allora qua mi sa di storiella estiva”.

Silvana nega, ma la risposta è molto vaga e Antonio lo capisce. Sa di essere vicino alla verità e, nonostante l’amica sembra intercedere per loro negando ogni cosa, l’investigatore insiste, rimanendo sempre sul faceto, ipotizzando che si tratti di una storiella estiva.

Le due ragazze ridono insieme e Silvana alla fine ammette: “Sì dai, diciamo che ogni volta che vengo qui in vacanza io e questo ragazzo ci frequentiamo”.
“Ah bene, spero almeno tu non sia fidanzata al tuo paese” dice Antonio divertito.

Antonio viene dunque a sapere della relazione di Silvana in vacanza. Il suo compito sarebbe ipoteticamente terminato, ma l’investigatore sa che deve proseguire la conversazione per non creare inutili sospetti. Una buona regola del detective è quella di non interrompere bruscamente il colloquio una volta ottenuta l’informazione poiché risulterebbe strano, oltre che maleducato. Decide allora di saggiare la sfacciataggine della ragazza e le domanda se sia fidanzata ufficialmente nel paese dove vive.

“Ma vaaa!” risponde Silvana abbassando lo sguardo.

Silvana assicura di non essere fidanzata, altrimenti farebbe una figura barbina con lo “sconosciuto” (visto che a nessuna ragazza piace essere considerata “facile”). Antonio logicamente sa che sta mentendo (essendo ella fidanzata con il suo amico Giorgio) ma qualora ce ne fosse stato bisogno si sarebbe sicuramente accorto dello sguardo basso della donna, che in casi come questi indica una bugia. Il più delle volte evitare lo sguardo dell’interlocutore significa imbarazzo ed è considerato normale in una persona abitualmente timida. Ma durante la conversazione Silvana ha sempre retto lo sguardo di Antonio senza problemi, per cui il fatto di averlo abbassato proprio in quel momento indica con ogni probabilità una bugia.

Antonio: “Ah, meno male. Va beh come si chiama questo ragazzo con cui ti frequenti qui allora?”.
Silvana: “Marco”.
Antonio: “Bel nome, ho sempre sognato di chiamarmi Marco”. Le due ragazze sorridono. “E da quant’è che va avanti la vostra ?”, prosegue Antonio.
L’amica risponde per Silvana: “praticamente da 4 anni, ogni volta che viene qui in vacanza lei ha il suo svago ahaha”.
Silvana interviene divertita: “ma daaaai!”.

A questo punto Antonio preme sull’acceleratore, sa che il momento è propizio per ottenere ulteriori indicazioni. Cerca quindi di scoprire il più possibile sull’amante di Silvana, adottando il solito atteggiamento ironico ma sicuro. Notate come dopo che la ragazza pronuncia il nome “Marco”, Antonio riesca sempre a dire qualcosa di spiritoso agganciandosi in questo caso non a ciò che ha visto ma a ciò che ha udito (il nome “Marco” precisamente), altra tattica ampiamente in uso tra i bravi persuasori.

Antonio continua, sempre sorridente: “Ho capito ragazze, ho perso cinque minuti del mio tempo prezioso, va beh che fate di bello stasera?”.
Risponde ancora Lavinia: “Guarda stiamo andando proprio ad incontrare lui. Abbiamo appuntamento tra poco al campanile della chiesa”.
Antonio rassegnato ma sempre sorridente: “Ah caspita, allora mi è andata proprio male! Va bene ragazze, allora vi saluto, buona serata e buona continuazione”.

A questo punto il detective, ottenuta l’informazione, cerca di defilarsi educatamente, ponendo fine alla conversazione con una frase di circostanza (“cosa fate stasera”). Notate come trovi sempre qualcosa di spassoso da dire nonostante l’ipotetico “smacco” (atteggiamento che indica sicurezza in se stessi).

“Aspetta” dice Lavinia strizzando l’occhio verso Silvana “Perché non vi scambiate i numeri di telefono?”, poi rivolta ad Antonio: “Tanto quello che dobbiamo incontrare non è mica il suo fidanzato”.

La conversazione però prende una piega inattesa perché Lavinia, probabilmente accorgendosi che il detective non era del tutto indifferente alla sua amica, cerca di programmare un incontro tra loro due.

Antonio esaltato esclama: “A me farebbe davvero mooolto piacere”. Poi rivolto a Silvana e porgendole il telefono: “Allora bella ragazza facciamo così, ecco il cellulare, scrivimi qua il tuo numero e una di queste sere ti chiamo, tanto sono qui in vacanza per una settimana”.
Silvana digita il proprio contatto sul cellulare di Antonio e gli restituisce il telefono. Poi aggiunge: “Ecco qua, mi raccomando eh!” e un sorrisino malizioso compare sulle sue labbra.
“Buona serata ragazze”. Antonio sorride e si allontana soddisfatto.

Antonio coglie immediatamente la palla al balzo. Capisce che qualora Silvana avesse accettato, si sarebbe procurato ulteriori prove sul carattere libertino della ragazza. Perciò assume nuovamente un atteggiamento sicuro di sé e porge il cellulare alla fanciulla come se non prendesse nemmeno in considerazione l’idea che Silvana non gli fornisca il numero (sicurezza in se stessi). La donna non solo dà il numero di telefono ma sembra volersi assicurare che lui abbia realmente intenzione di chiamarla.

A questo punto Antonio possiede tutte le informazioni di cui aveva bisogno. Può tornare dall’amico soddisfatto e avvertirlo che la sua nuova ragazza non brilla per fedeltà e amore.

Intelligenza nel comprendere il contesto, brillantezza nella comunicazione, sicurezza di sé, forte empatia e inventiva: sono queste le doti principali dell’investigatore che assume informazioni da altre persone. Conoscere qualche tecnica e qualche teoria della socializzazione non basta, queste sono importanti ma se non affinate le caratteristiche elencate sopra, difficilmente riuscirete ad ottenere risultati.

Da settimana prossima vi insegnerò a svilupparle al meglio e proporrò anche una serie di esercizi utili per chi non possiede (come me all’inizio) queste doti di natura. Come sempre, per riuscirci è necessario fare esperienze, superare le proprie barriere e le credenze limitanti. Questo lavoro mi ha fatto crescere come persona, non solo come professionista e mi piacerebbe trasmettere ciò che ho appreso a persone che, come me, timide inizialmente, sono diventate quasi sfacciate nel rapporto con gli altri, sempre mantenendo un’educazione e un comportamento impeccabili, senza mai mancare di rispetto a nessuno.

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