15
Mar2018

Fotocamera: altre funzioni

Dopo aver imparato le funzioni base della fotografia investigativa, un detective è considerato “pronto” a scattare. Sappiate però che esistono ulteriori funzioni della vostra fotocamera, le quali permettono un maggior controllo sullo scatto finale. Le stesse sono utili al detective in situazioni particolari ed è bene che egli ne sia a conoscenza per essere pronto a qualsiasi evenienza.

Andiamo a vedere allora questi concetti che vi renderanno ancora più esperti nella fotografia investigativa.

INQUADRATURA

Per essere valido dal punto di vista giudiziario, uno scatto investigativo deve rappresentare un soggetto che occupi circa un terzo del fotogramma.

Una persona inquadrata a distanza troppo ravvicinata diverrebbe l’assoluta protagonista dello scatto, sacrificando sfondo e contesto (spesso importanti in uno scatto investigativo). Al contrario un soggetto raffigurato in miniatura sarebbe irriconoscibile pertanto lo scatto non sarebbe utilizzabile in sede giudiziaria.

A questo problema l’investigatore ovvia effettuando più scatti della stessa “scena”. Dapprima provvede ad effettuarne uno servendosi di un angolo di campo piuttosto ampio, poi adopererà lo zoom per riprendere il soggetto a distanza ravvicinata, poi aumenterà nuovamente l’angolo.

Il detective deve essere bravo e veloce. Modificando spesso la lunghezza focale dell’obiettivo (grazie ad un obiettivo zoom) avrà l’opportunità di scegliere in sede di reportistica lo scatto migliore (o gli scatti migliori) tra quelli effettuati.

MESSA A FUOCO

Le fotocamere moderne posseggono due tipi di messa a fuoco. La messa a fuoco automatica e quella manuale. La messa a fuoco automatica può essere inoltre singola o continua. Andiamole ad analizzare nel dettaglio.

La messa a fuoco singola mette a fuoco unicamente il punto deciso dal fotografo e non fornisce ulteriore assistenza. Si preme a metà il pulsante di scatto e, in automatico, la macchina fotografica metterà a fuoco il punto deciso dal detective. Premendo fino in fondo il medesimo pulsante scatterete la fotografia.

La messa a fuoco continua permette di tenere costantemente a fuoco un soggetto in movimento. E’ un tipo di messa a fuoco molto utile per l’investigatore inesperto che si cimenta per la prima volta con una camera professionale. Questa modalità può essere scelta direttamente dalle impostazioni della vostra fotocamera.

La messa a fuoco manuale invece garantisce la resa migliore, poiché chi scatta decide direttamente la messa fuoco. Solitamente il fuoco viene impostato agendo manualmente sull’obiettivo della camera, girando un’apposita ghiera, senza perciò servirsi del pulsante di scatto.

L’investigatore dovrà diventare maestro con la messa a fuoco manuale poiché spesso al buio la camera farà fatica a mettere a fuoco il soggetto desiderato e non permetterà di scattare la fotografia.

Proprio così: fate una prova. Se volete mettere a fuoco un soggetto in presenza di luce scarsa, può capitare che premendo la precorsa, la fotocamera non riesca a mettere a fuoco alcun punto, a causa della scarsa illuminazione. Premendo fino in fondo il pulsante di scatto non riuscirete perciò a scattare la fotografia. In questi casi sarà fondamentale diventare esperti nella messa a fuoco manuale, conciliando velocità e precisione.

In realtà, se la camera non mette a fuoco il punto desiderato attraverso la precorsa, esiste un’altra soluzione per risolvere il problema rimanendo in automatico: mettete a fuoco un punto illuminato, posto nelle immediate vicinanze del punto che vi interessa, premendo a metà il pulsante di scatto. A questo punto tenete premuta la precorsa senza scattare e spostate la camera nella zona interessata. Una volta inquadrata la porzione che vi interessa premete fino in fondo il pulsante di scatto e vedrete che la camera scatterà ugualmente la fotografia, anche se non perfettamente a fuoco, dal momento che avrà tenuto in memoria il fuoco precedente. Così facendo lo scatto finale non sarà perfetto, ma in situazioni disperate avrete comunque salvato il servizio.

AE BRAKETING

Lo stesso è un parametro che solitamente presenta valori del tipo:

0,3 – 0,7 – 1,0 – 1,3 – 1,7 – 2

L’Ae braketing non è altro che un modo per scattare la medesima fotografia con tre esposizioni diverse senza modificare i parametri.

Mi spiego meglio.

Poniamo che scegliate determinati valori (ISO, diaframma e tempo dello scatto) con il fine di scattare una fotografia di notte, ma non siete sicuri che i parametri da voi impostati restituiscano una fotografia esposta correttamente.

Allora impostate l’Ae breakting con valore 2. In questo modo, premendo il pulsante di scatto la prima volta, la macchina fotografica restituirà una foto con i parametri che avete indicato. Scattando una seconda volta (senza modificare i parametri) la fotocamera restituirà una foto sottoesposta di due valori (rispetto ai parametri iniziali scelti da voi con il primo scatto), mentre la terza foto risulterà sovraesposta di due valori. In questo modo potrete scegliere, fra i tre scatti, quello migliore.

Ricordatevi di togliere l’Ae braketing quando non vi serve più, altrimenti rischiate di scattare foto decisive sovra o sotto esposte.

Ecco un esempio di quello che accade con l’Ae braketing. Scegliamo i valori di ISO: 400; DIAFRAMMA: 4,5; TEMPO: 1/640. Scegliamo un valore di Ae braketing pari a 2. La prima fotografia sarà scattata con i valori sopra riportati. Le due successive, una sottoesposta e l’altra sovraesposta. Alla fine potete scegliere quella che preferite.

MISURAZIONE DELL’ESPOSIZIONE

Lavorando in automatico, questa opzione vi darà una grossa mano nell’esporre correttamente una fotografia.

Esistono tre tipi di misurazione dell’esposizione:

  • valutativa
  • ponderata al centro
  • spot

A seconda del tipo di misurazione scelta, la vostra fotocamera darà maggiore importanza a una determinata area dell’inquadratura (dal punto di vista dell’esposizione).

Spieghiamoci meglio.

Il primo tipo di valutazione è quello standard di ogni fotocamera. La macchina fotografica valuterà in autonomia i valori del tempo dello scatto e del diaframma (e della sensibilità ISO, se state agendo in AI) al fine di restituirvi una corretta esposizione per tutta la scena inquadrata.

La misurazione ponderata al centro permette alla vostra camera di dare importanza unicamente alla porzione centrale dell’inquadratura. Pertanto la macchina fotografica regolerà i valori in modo che risulti perfettamente esposta la sola area centrale del fotogramma.

Quello che interessa all’investigatore è la misurazione spot. Questa serve per restituire una corretta esposizione di una minuscola porzione del fotogramma, cioè solo quella scelta (e inquadrata) da voi.

Facciamo un esempio: è una bellissima giornata di sole, e questo batte in pieno sulla facciata di un edificio. Poniamo che vogliate immortalare una persona che si trova all’interno di un appartamento di quel fabbricato, al di là di una finestra aperta. Capite da voi che, dal momento che il sole illumina pienamente la facciata dello stabile, ciò che si trova al di là della finestra aperta (cioè all’interno dell’appartamento) sarà totalmente al buio, a causa del riflesso. Pertanto utilizzando una misurazione valutativa (quella standard) non riuscirete mai a riprendere un soggetto posizionato dietro quella finestra, perché la camera farà una valutazione generale e restituirà una corretta esposizione per l’intera scena inquadrata, dando scarsa importanza a quella minuscola parte di fotogramma. Utilizzando la misurazione spot e puntando il mirino verso un soggetto posto all’interno dell’appartamento, la macchina fotografica darà più importanza al punto che avete inquadrato e si preoccuperà di restituire una corretta esposizione per quella parte di fotogramma, sacrificando il resto.

Nei due esempi sotto: la prima fotografia è stata scattata utilizzando una misurazione standard. Come vedete la fotocamera calcola l’esposizione dando importanza a tutta la scena (così facendo voi non riuscite a vedere la ventiquattrore posizionata dietro la finestra). La seconda fotografia è stata scattata utilizzando la misurazione spot e puntando il mirino proprio sulla ventiquattrore: la fotocamera dà importanza a quella minuscola porzione di fotogramma ed esporrà correttamente solo quella. In tal modo voi riuscite a vedere la borsa che si trova oltre la finestra.

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