31
Ago2018

Instagram nelle investigazioni

Due settimane fa mi è accaduto un fatto che può essere definito “divertente” in termini investigativi. Ve lo voglio raccontare.

Un avvocato di Catania mi ha contattato perché intenzionato a far seguire la consorte durante uno dei suoi “viaggi di lavoro” a Milano. Il mio cliente aveva letto alcune e-mail sospette ed era convinto che, ogni volta che la donna si recava a Milano per lavoro, si incontrasse con l’amante.
Pedinando la moglie del mio cliente nel capoluogo lombardo, abbiamo scoperto che la stessa effettivamente intratteneva una relazione extra-coniugale con un collega di lavoro.
Ma non è questa la parte interessante.
Durante il pedinamento i miei collaboratori persero temporaneamente contatto con la sorvegliata: ella era entrata in un negozio di abbigliamento in Via Monte Napoleone e i miei operatori non l’avevano vista uscire.
Ciò non dovrebbe accadere a un bravo detective ma tant’è! Cose che capitano. Il bello è che i miei operatori hanno ripreso contatto visivo con la sorvegliata mezz’ora più tardi in Piazza Del Duomo.
In che modo? Semplicemente visionando il profilo Instagram della donna.
Ella aveva infatti pubblicato sul social una cosiddetta “storia”, dalla quale si evinceva che in quel preciso istante la signora si trovava all’interno di una importante libreria della più famosa piazza di Milano: il selfie la ritraeva nei locali dell’esercizio di cui era ben visibile l’insegna.
Nel giro di dieci minuti i miei operatori raggiunsero Piazza Del Duomo e si appostarono fuori dalla libreria. Poco più tardi videro la sorvegliata uscire dal negozio potendo così riprendere un pedinamento che, senza l’aiuto del social, sarebbe stato impossibile.

L’IMPORTANZA DEI SOCIAL

Come detto, il fatto è divertente ma oltremodo interessante. Fa capire quanta importanza abbiano assunto i social network al giorno d’oggi e come questi influenzino fortemente anche il mondo dell’investigazione.

Spesso giovani e novelli detective si presentano nel mio ufficio per un colloquio, già consapevoli delle potenzialità di questi social. Anzi, il più delle volte ho ascoltato e imparato da loro particolari a me sconosciuti.

Potete leggere il mio e-book “L’investigatore del web” per farvi un’idea dell’importanza che la rete riveste al giorno d’oggi e di come la condivisione delle proprie informazioni e delle proprie esperienze stia diventando un tema quasi imprescindibile.

Insomma, se non sei social sei fuori dal mondo.

Lasciamo a chi vuole la retorica, se sia giusto o sbagliato, se sia un bene o un male, ognuno ha la propria opinione e va bene così.

Qui vorrei discutere, restando in tema di investigazioni, di un social network in particolare: Instagram. Quest’ultimo sta pian piano scalando la piramide dei social e molti pensano che a breve raggiungerà il vertice, detenuto oggi da Facebook (il Re dei social network).

INSTAGRAM

Il social si presenta come una pagina dedicata a un soggetto specifico, il quale ha creato un account sulla piattaforma e ora può “mostrarsi” al grande pubblico della rete, con informazioni personali, fotografie e “storie”.

Talvolta l’individuo è iscritto con un nick-name (un nome di fantasia) ma il più delle volte con il suo nome autentico. Di solito, anche nel caso in cui sia iscritto con un “nomignolo”, tra le informazioni disponibili indica i suoi dati anagrafici (nome e cognome). Risulta perciò abbastanza semplice risalire alla pagina Instagram di uno specifico soggetto digitando sulla barra di ricerca Google: “Nome sogg. – Cognome sogg. – instagram”.

HOME PAGE

Cominciamo l’analisi del social dall’Home Page di uno specifico account.

Cosa si vede?

Innanzitutto la foto del profilo. Raramente gli utenti impostano come foto profilo un panorama, un animale domestico e quant’altro. Accade, ma si tratta di eccezioni. Il più delle volte la fotografia mostrerà il volto del soggetto in primo piano, oppure a corpo intero. E’ perciò abbastanza facile identificare il soggetto da tale fotografia ed essere sicuri che sia proprio quello di nostro interesse.

Accanto alla foto del profilo sono interessanti le informazioni preliminari che il titolare dell’account ha fornito, informazioni che dicono qualcosa di lui.

L’account è condiviso e seguito da moltissimi amici “veri” del soggetto, è difficile che egli possa mentire, a meno che non lo faccia con chiaro intento ironico ma a quel punto le bugie saranno facilmente individuabili.

Le informazioni che si possono ottenere sono molteplici (non sempre saranno presenti, dipende da profilo a profilo):

  • nome e cognome
  • indirizzo
  • luogo di lavoro
  • età
  • gusti personali
  • passioni
  • siti internet consigliati/personali

Inoltre: il numero dei Follower (le persone che seguono il profilo del soggetto) e il numero dei profili seguiti. Grazie a queste cifre è possibile farsi un’idea del livello di attività dell’individuo sul social: elemento rilevante perché più il soggetto è attivo (e ha seguaci) più informazioni riusciremo ad ottenere, dal momento che si sentirà obbligato ad aggiornare costantemente la sua bacheca.

Se la foto del profilo è circondata da una sorta di cerchio rosso, significa che l’utente ha appena pubblicato una “storia”. Questa non è altro che una fotografia (o un video) che mostra un momento recente vissuto in prima persona dal soggetto. La stessa ha una durata di 24 ore.

Sotto le info e la foto profilo troviamo una sezione con le “storie” che il soggetto ha salvato sulla propria bacheca. E’ una funzione pressoché nuova di Instagram: il social dà la possibilità di scegliere le storie ritenute più interessanti e di memorizzarle sulla propria bacheca.

Più in basso troviamo i cosiddetti “post”. E’ la sezione più importante dell’account: si tratta in buona sostanza di fotografie, scorrendo le quali è possibile formarsi un quadro generale del soggetto in questione.

PRIVACY

Affrontiamo l’argomento privacy.

Se un profilo è privato, per poterlo visionare dovete essere necessariamente iscritti al social e anche allora non è detto che possiate vederlo liberamente: dovrete gioco forza diventare “Follower” dell’utente, pertanto seguire il suo profilo.

Se l’account è pubblico potete tranquillamente osservarne home page e fotografie in modalità anonima, anche se non avete un profilo: il soggetto non verrà mai a sapere che avete visitato il suo account.

Ciò accade anche se siete iscritti al social: se “sbirciate” un profilo pubblico non lasciate traccia del vostro passaggio, sia che si tratti della Home Page sia che si tratti dei Post (a meno che non vi sfugga un “like” 😉 ).

Discorso a parte meritano le “storie”: queste (purtroppo) lasciano sempre una traccia del vostro passaggio. Se visionate una “storia” farete necessariamente sapere al soggetto che vi siete interessati a lui. Anche perché è quasi impossibile visionare le “storie” senza disporre di un profilo sul social.

Vi chiederete allora perché i miei collaboratori (i quali sanno perfettamente che la prima regola di un investigatore è passare inosservati) abbiano visionato la storia della donna menzionata nell’esempio iniziale, lasciando traccia del loro passaggio.

Semplice: alle volte si può passare inosservati pur lasciando una traccia.

Innanzitutto il profilo del mio collaboratore era “anonimo”: non esistevano fotografie (né tra i post, né nella foto profilo) che ritraevano il suo volto. Inoltre si era registrato con un nick-name e tra le informazioni non rendeva disponibile il suo vero nome.

Ma la cosa più importante è un’altra: la donna in questione sul social era molto popolare. Aveva più di 8.000 follower e scorrendo la sua pagina si poteva intuire che le sue storie venivano visionate da più di 3.000 utenti alla volta. Insomma: uno più, uno meno, la donna non se ne sarebbe nemmeno accorta.

LE STORIE

Le “storie” sono ormai i luoghi virtuali più importanti di Instagram. La loro funzione è semplice: pubblicare in diretta ciò che si sta facendo, per condividerlo con gli amici.

In poche parole: è possibile conoscere all’istante dove si trovi il titolare dell’account, cosa stia facendo e con chi.

Capite bene quanto possono essere importanti per un investigatore, d’altronde avete già avuto modo di tastare la loro efficacia nell’esempio riportato all’inizio.

In seno a un’indagine per infedeltà coniugale sapevo che il marito della mia cliente aveva preso in affitto un appartamento a Milano per stare insieme all’amante, abbandonando pertanto il tetto coniugale.
Dopo numerose ricerche anagrafiche e informative non avevo ancora scoperto il nuovo indirizzo. Dissi alla cliente di tenere d’occhio il profilo Instagram dell’uomo e di aggiornarmi qualora avesse visionato qualcosa d’interessante.
Una sera la donna mi chiamò dicendo che il marito aveva pubblicato una nuova “storia” dalla quale si deduceva che egli stava cenando insieme all’amante in un noto ristorante di lusso del capoluogo lombardo.
Organizzai in pochi minuti il servizio e mandai due dei miei collaboratori ad appostarsi davanti al ristorante. Quando i due fedifraghi uscirono dal locale, i miei ragazzi li pedinarono fino a casa, scoprendo così il misterioso indirizzo.

I POST

I post sono una manna dal cielo per l’investigatore. Si tratta il più delle volte di fotografie postate dal soggetto di nostro interesse, o di fotografie scattate da altri, ma dove egli è presente.

Spesso queste foto dispongono di geo localizzazione: sarà possibile comprendere ove la foto sia stata scattata e dove si trovasse il soggetto in quella particolare circostanza.

Sono molteplici le informazioni ottenibili dai Post.

Grazie ai post è possibile visionare diverse fotografie del titolare del profilo: utile ad esempio quando il Cliente dispone soltanto di una fotografia datata del pedinato.

Grazie ai post è possibile conoscere i luoghi frequentati, a una certa data, dal soggetto.

Svolgevo un’indagine penale: il mio cliente era accusato di aver commesso un furto nella ditta in cui era stato dipendente, ma egli si proclamava innocente. Era passato diverso tempo da quando la società aveva denunciato l’accaduto e l’uomo non riusciva a ricordare dove si trovasse il giorno in cui era stato commesso il reato.
Scorrendo il suo profilo Instagram capimmo che quel giorno egli si trovava in vacanza in una nota località turistica.
Non utilizzammo il Post di Instagram come prova, ma lo stesso fu una buona base di partenza per ottenere le successive testimonianze che scagionarono il mio cliente.

Inoltre è possibile farsi un’idea di quali siano gli “amici” più stretti dell’individuo di nostro interesse. Basterà osservare i commenti più frequenti ad ogni post e i “like” lasciati dagli utenti.

Infine, i post raccontano la “vita” del soggetto. Mi è capitato svariate volte che scorrendo dall’inizio alla fine i post di un determinato individuo, ne abbia tratto una sorta di cronistoria della sua vita più recente.

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