26
Mag2018

Mio figlio fa uso di droghe leggere? (parte II)

Eccoci alla seconda parte della guida. Di seguito vengono trattate le tracce fisiche indicanti l’uso di cannabis e i cambiamenti nel comportamento del ragazzo che palesano l’abuso di tale sostanza.

TRACCE FISICHE

E’ solito rilevare, in un fumatore di tabacco, due combinazioni di oggetti: pacchetto di sigarette e accendino, oppure, in alternativa, pacchetto di tabacco sfuso, filtri di stoffa e cartine corte.

Chi fa uso di cannabis aggiungerà ai precedenti ammennicoli alcuni oggetti peculiari, di seguito elencati:

  • Marijuana e/o hashish;
  • Bustine per contenere la sostanza;
  • Cartine lunghe;
  • Filtri di carta, i cosiddetti “filtrini”;
  • Grinder, il “trita-erba”.

Può apparire scontato: trovare marijuana e/o hashish è la prova schiacciante dell’uso da parte del giovane. Non sarà così facile perché la sostanza verrà accuratamente nascosta. Ma è importante sapere che la marijuana ha un odore molto forte, dolciastro e a volte acre ed è percepibile anche a una certa distanza. E’ necessario conoscere le cosiddette “zone di confort” del ragazzo per capire dove può nascondere la sostanza. I luoghi più comuni possono essere banalmente le tasche della giacca o dei pantaloni oppure, ove l’occultamento sia più studiato, scatolette inserite tra vestiti, libri, giochi, magari accuratamente associate a un profumatore per ambienti. Da considerare anche i luoghi della casa poco frequentati, come cantine e soffitte. Anche la vettura usata da vostro figlio andrebbe monitorata in questo senso, nonché il suo motociclo (è comune nascondere la sostanza nel sotto-sella).

Con tutta probabilità la sostanza non sarà conservata “sfusa” ma accuratamente posta in bustine ermetiche di plastica oppure impacchettata nel Domopak o nella stagnola, limitando parzialmente gli odori della sostanza. Anche la parte inferiore della plastica che di solito avvolge un pacchetto di sigarette può essere usata come “contenitore” della sostanza: se vostro figlio conserva sempre il rivestimento in plastica dopo aver aperto un pacchetto di sigarette può essere un indicatore.

Riconoscere le cartine lunghe da quelle corte è molto semplice: si presentano entrambe in una piccola confezione di cartoncino leggero ma le prime, usate quasi esclusivamente per fumare cannabis, sono lunghe circa 11 cm, le seconde (utilizzate per fumare tabacco) sono lunghe circa 7 cm.

Consigliamo di toccare con mano una cartina: questa risulta leggera e semi-trasparente, come carta velina. Conoscerne la consistenza può avere la sua importanza: esistono alcuni modi di fabbricare uno spinello che prevedono uno strappo a tale cartina. Ciò implica il poter trovare piccoli lembi di questa “carta velina” in giro per casa, nella spazzatura o nell’abitacolo dell’auto.

I filtri di carta sono un’altra peculiarità nell’uso della cannabis. Chi fuma tabacco sfuso usa dei filtri di stoffa cilindrici; chi fuma cannabis invece è solito arrotolare un piccolo pezzetto di cartoncino ed usarlo come filtro. Questo è dovuto al fatto che quello di stoffa “intrappolerebbe” eccessivamente il principio attivo inficiando gli effetti finali della cannabis. È bene saper riconoscere questo piccolo oggetto perché, proprio in quanto poco noto ai non fumatori, viene spesso abbandonato in giro per casa o in auto dal figlio che fa uso di cannabis. A volte i filtrini di carta non vengono acquistati ma ricavati tagliandoli da fogli di cartoncino leggero. Tipici i biglietti del treno, della metropolitana oppure la parte superiore di un pacchetto di sigarette.

Una volta fumato lo spinello, i filtrini diventano mozziconi: trovarne uno composto da un filtrino di carta e non di stoffa è pertanto una prova schiacciante dell’uso della sostanza.

Il grinder, letteralmente “tritatore”, è un oggetto inequivocabile. Difficilmente sarà abbandonato dal fumatore, essendo un oggetto molto personale e compromettente. Solitamente si presenta come un piccolo cilindro metallico (talvolta di plastica o di legno) di altezza e diametro variabile (mediamente è alto tra i 3 e i 5 cm e largo tra i 4 e gli 8 cm). Tale oggetto, composto “a strati”, serve a tritare la marijuana. Trovare un grinder è una prova schiacciante dell’uso di cannabis, anche perché al suo interno si conserveranno tracce della sostanza.

Il collirio non è un elemento tipico del fumatore di cannabis. Ma la consapevolezza che la sostanza provochi un arrossamento della sclera (la parte bianca dell’occhio) conduce i ragazzi “più furbi” ad utilizzare questa sorta di medicinale. Trovare boccette di questa sostanza va considerato un segnale possibile dell’uso di cannabis.

Trovare degli snack o bevande dolci nella cameretta del ragazzo può essere un indizio di uso della sostanza per via degli effetti di disinibizione alla fame e di disidratazione (tali effetti verranno approfonditi a breve).

ELEMENTI COMPORTAMENTALI

Ecco un elenco degli atteggiamenti e dei comportamenti correlati all’uso della cannabis.

La sonnolenza è uno degli effetti dei cannabinoidi. Se il ragazzo è poco attento, poco sveglio, appare letargico allora si può pensare che faccia uso della sostanza. Generalmente questo non è un effetto che si nota nel breve termine, ma dopo circa 3-4 ore dall’uso della sostanza.

La disattenzione è un elemento importante da rilevare. Nella maggior parte dei casi è banalmente collegata agli effetti soporiferi che la sostanza ha nel medio termine. In alcuni casi, specialmente laddove il giovane non abbia particolari interessi in hobby o attività sportive, la disattenzione è visibile in modo più diffuso e prescinde dall’uso della sostanza: la mente, anche quando il ragazzo è lucido, è concentrata quasi solo sulla sostanza, sul suo reperimento e sul suo consumo.

Inoltre il fumatore di cannabis è spesso distratto e smemorato.

I discorsi lenti/sconnessi sono un altro effetto dell’uso della sostanza. La disattenzione di cui si parlava poc’anzi va vista anche in senso attivo: il ragionamento è annebbiato e divente difficile affrontare un discorso composto di molteplici nessi logici senza cadere in distrazioni. Per questa ragione il dialogo si fa lento e a volte sconnesso. Con un uso intenso della sostanza anche la sillabazione risulta difficoltosa e il giovane si troverà a scandire male le parole o addirittura a biascicare.

La fame incontrollata è un tipico segno d’uso del cannabinoide: viene chiamata anche fame chimica. Questa si presenta con tempistiche che variano da pochi minuti dopo l’assunzione della sostanza fino all’ora successiva. I principi attivi inibiscono il senso di sazietà così il ragazzo trangugerà quantità di cibo insolite con una predilezione particolare per tutto ciò che è gustoso, sapido, grasso e zuccherino.

Occhio dunque se il giovane mangia in modo insolitamente vorace o fuori dai pasti: un consiglio è quello di controllare il consumo si snack e tenere un po’ il conto delle merendine mancanti da frigo e dispense…soprattutto se le sparizioni avvengono di notte!

La sete intensa è un altro elemento correlato al fumatore di cannabis. Dopo aver fumato, la bocca si fa estremamente secca e la condizione di disidratazione cagionata dall’aspirazione del fumo caldo porta la persona a bere molto. Unito alla fame chimica si noterà, sia nel breve che nel medio termine dopo il consumo, un elevato consumo di bevande zuccherine quali te freddi, succhi di frutta e bibite gassate.

La risata incontrollata è un tipico elemento dell’uso di cannabis. È un effetto presente nel breve termine, appena dopo l’assunzione della sostanza. Lo stesso può perdurare anche un paio d’ore. Il giovane apparirà più allegro e sembrerà divertito da qualsiasi cosa, soprattutto se insolita. La cannabis, a differenza di altre sostanze ma analogamente all’alcool, può essere considerata come è una “droga sociale”: entusiasmo e ilarità si osserveranno in modo molto accentuato se il ragazzo è in presenza di amici, specialmente se anche loro hanno assunto cannabinoidi da poco, proprio come accade con gli alcolici.

L’atteggiamento furtivo va tenuto in considerazione per rilevare l’eventuale utilizzo di sostanze. Il giovane è consapevole di poter essere “beccato” dai genitori, pertanto dopo aver assunto la sostanza eviterà di stare vicino ai genitori per non rivelare odore, occhi rossi o qualsiasi altro elemento “spia” dell’uso (come la fame incontrollata e la disattenzione ai discorsi). Si consideri inoltre che quando il giovane ha fumato da poco, se è in una condizione in cui non si sente a proprio agio (ad esempio quando deve nasconderlo ai genitori), risulterà molto ansioso o addirittura paranoico.

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