17
Ott2017

Superare l’ansia d’approccio

Se sei una persona abitualmente timida è possibile che approcciare un completo sconosciuto sia per te un problema. Vediamo allora come superare questa “paura”.

In tutti noi è presente la cosiddetta ansia d’approccio.

L’ansia d’approccio è un meccanismo completamente normale, deriva anch’essa dalla pressione sociale e dalla paura del giudizio degli altri.

Un detective che vuole ottenere informazioni conversando con la gente dovrà però essere in grado di superarla.

Beh non proprio superarla completamente.

Infatti, anche se ti può sembrare strano, l’ansia d’approccio non scomparirà mai. Ancora oggi quando approccio uno sconosciuto permane in me quella sottile ansia, che utilizzo però come trampolino di lancio per “buttarmi” sulla preda. L’ansia d’approccio diventa un problema quando ti blocca, quando non ti permette di agire.

Seguendo i miei consigli arriverai ad utilizzare l’ansia d’approccio come adrenalina positiva, come punto di partenza per superare le tue paure.

Cosa c’è alla base dell’ansia d’approccio? Quello che sta alla base è la PAURA DEL RIFIUTO.

L’orgoglio purtroppo gioca un ruolo fondamentale nelle relazioni umane, e nella vita vissuta da ognuno di noi.

Se ci fate caso, i delitti INTENZIONALI hanno alla base due uniche motivazioni: soldi e orgoglio (cioè le due cose che noi consideriamo più importanti). I delitti passionali in fondo rientrano a pieno titolo tra i delitti d’orgoglio, esattamente come quelli per vendetta. Nei delitti passionali l’amore non c’entra, un tradimento viene sempre visto come un affronto personale e ha poco che vedere con quanto “teniamo” all’altra persona.

Ma come si supera l’ansia d’approccio??

Innanzitutto liberandosi dalla paura del rifiuto. E poi esponendosi progressivamente a quelle situazioni che creano in te ansia.

Vediamo insieme le due tematiche.

1. LIBERARSI DALLA PAURA DEL RIFIUTO

Spiegarlo risulta più complesso che riuscirci. In fondo la cosa dovrebbe essere abbastanza semplice dal momento che la paura del rifiuto è un timore che non ha un fondamento tangibile.

Facciamo un esempio.

Sei seduto al parco su una panchina e accanto a te c’è una ragazza che sta leggendo un libro. Tu la guardi e pensi che ti piace, vorresti conoscerla. Con ogni probabilità la “paura” di fare una figuraccia ti bloccherà più del desiderio di conoscerla.

Ma, se ci pensi, la tua è una paura inutile, innaturale. Qual è la cosa peggiore che ti può capitare se inizi a parlarle tranquillamente, magari chiedendole che libro sta leggendo? Te lo dico io! La cosa PEGGIORE che ti può capitare è che lei sia infastidita (cosa che accade per altro raramente!) e che ti dica di lasciarla in pace! Beh? E’ morto qualcuno dopo che è successo? Hai rischiato la vita? Ti sei fatto del male? Non credo proprio.

Hai forse paura della reazione di altre persone nelle vicinanze? Te lo dico io cosa penseranno invece: “quello ha avuto le palle per attaccare bottone, io no”. Anche la fanciulla, per quanto infastidita, tornando a casa penserà la stessa cosa.

Te lo assicuro: una persona che prova a fare qualcosa, è sicuramente più apprezzata di chi non fa niente, anche se fallisce.

Allo stesso modo quando si tratta di ottenere un’informazione da uno sconosciuto. Per approcciarlo non devi pensare alla “brutta figura” che farai se non accetta la tua presenza. Anche se fallisci, guarda avanti e prova con un altro interlocutore, fino a che non hai esaurito le cartucce. La perseveranza è ciò che contraddistingue il detective professionista da uno fasullo.

Se sei una donna vale il medesimo discorso.

Facciamo un altro esempio riportando il tutto sul piano femminile. Poniamo che tu venga trattata “male” all’interno del luogo di lavoro. Non intendo comportamenti al limite del legale, semplicemente ti accorgi che, essendo una donna, alcuni colleghi maschi ti trattano con superficialità e mostrano poca fiducia nelle tue capacità (ricordati che la maggior parte degli uomini lo fa semplicemente per invidia, poiché l’orgoglio non gli permette di accettare che una donna sia migliore di lui. Sappi comunque che esistono invece moltissimi uomini che non la pensano così). Far notare questo comportamento ad ognuno dei tuoi colleghi, magari parlandone separatamente, non ti creerà problemi sul lavoro, se esporrai la situazione con calma e con estrema gentilezza. Anzi ai loro occhi darai l’impressione di una donna “con le palle”, consapevole del proprio limite di sopportazione e non potrai essere che apprezzata per questo. Se non riesci a far cambiare idea ai colleghi, puoi sempre parlarne con il tuo superiore. Le vie sono infinite se ci pensi bene, tutto sta a quanto hai veramente voglia di cambiare la situazione e ad avere il coraggio di farlo.

Intendiamoci, esistono poi altre situazioni in cui la soluzione non è facile come sembra, come il bullismo, i maltrattamenti, il mobbing, ma sono situazioni estreme, che richiedono l’intervento di uno specialista o di un professionista: è per questo che esistono le agenzie investigative.

2. ESPORSI PROGRESSIVAMENTE A SITUAZIONI “STRESSANTI”

Come già illustrato, per superare uno stimolo negativo non c’è niente di meglio che esporsi progressivamente a quello stesso stimolo.

Avevo già fatto l’esempio della guida, ma lo ripropongo perché è interessante.

La prima volta che ti sei messo alla guida eri a disagio. Eri impacciato, perché la tua mente pensava a come mettere in pratica le tecniche che ti avevano insegnato: schiacciare la frizione, mettere la prima, rilasciare la frizione e contemporaneamente premere l’acceleratore. Non eri abituato a questi movimenti e non ti eri mai ritrovato a doverli fare, perciò non ti sentivi a tuo agio.

Oggi esegui quei movimenti come se niente fosse e lo fai senza nemmeno pensarci, perché sei abituato allo stimolo guida.

Per approcciare uno sconosciuto vale la stessa regola: più ti esponi allo stimolo più ti sembrerà una cosa normale.

Ma non finisce qui. Ora prova ad immaginare di dover guidare la macchina di un amico.

I movimenti per metterla in moto li conosci eppure devi abituarti qualche secondo prima di prendere totale confidenza, poiché l’autovettura del tuo amico è diversa da quella che guidi abitualmente.

Allo stesso modo, nella tua vita non approccerai sempre la stessa persona ma persone diverse. Ogni volta che approccerai uno sconosciuto ti sentirai un po’ come quando devi avviare l’automobile del tuo amico: una sottile ansia, ma completa padronanza dei tuoi mezzi.

Quell’ansia non scomparirà mai ma, essendo consapevole dei tuoi mezzi, la utilizzerai come adrenalina positiva e ciò ti permetterà di raggiungere il risultato.

Come esercizio non posso dirti altro che: esercitati!

Quando esci con gli amici, quando giri da solo: impara ad approcciare più sconosciuti possibili, con approcci diversi.

Spesso dico ai miei collaboratori di recarsi alla più vicina area verde e sedersi accanto ad una persona seduta su una panchina, attaccando bottone con una frase qualsiasi.

Ti consiglio di registrare i primi colloqui, in modo da poterti riascoltare e migliorare in futuro dove hai commesso errori.

Non perdere l’articolo della prossima settimana, dove illustrerò come fare per non rimanere mai senza parole durante le prime battute con uno sconosciuto.

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